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un romanzo (d'appendice) per noi pover millenials

seri-seriali-seriati

Oggi non si scherza: tutt’altro, oggi si è molto seri.
La generazione della frustrazione, del non essere abbastanza, del non sentirsi all’altezza, dell’avresti dovuto ma non l’hai fatto, dell’inseguimento al sogno perfetto, il corpo perfetto, l’asse perfetta su cui posare il corpo dritto: nessuna stortura, nessuna inclinazione, non ci spezziamo mai, siamo perfetti, meravigliosi, stupendi, sorridenti, felici. No, no e no, urliamo nelle nostre teste piene del dovere essere e non del siamo. Tenute da combattimento avvolgono i nostri corpi stanchi di marciare alla rincorsa di qualcosa che nemmeno esiste, affaticati, smarmellati, devastati: ci avete rovinati, con queste storie da alienati, sgangherati, disaffezionati, odiati, malandati.

Non so che farmene di questa cosa qui, del devasto interiore provacato dall’esteriore, la stanchezza di alzarsi e non sapere dove andare, chi accontentare, chi rallegrare, basta che non sia me stessa, te stessa, egli stesso, noi. Abbandonati alla deriva del niente, ci inventiamo vite fittizie pur di dichiare di essere, qualcosa, qualsiasi cosa. I danni al cervello che ci state provocando con questo vivere malsano, questo liquido nero che fate scorrere nei nostri corpi, siete bastardi. Soffocanti. Degradanti.

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