ho concetrato così tanto sul titolo che ne ho sentito gli effetti immediati: affievolita. Perché non è tanto il momento di entusiasmo che conta, quanto quello in cui ti affievolisci e devi fare comunque. Di ricerche di equilibri, e scostamenti e pensieri: ma sarai veramente un romanzo quello che sto scrivendo?
Andrebbe meglio qualcosa tipo: Danae quella mattina prese il caffè zuccherato anziché amaro, e la sua vita cambiò per sempre.
Un bell’inizio senza senso, ma più sensato di questo blatericcio in cui cerco di mettere insieme dei concetti che mi sfuggono, ché poi tutti dovrebbero raccogliersi e fare addirittura una cosa compiuta chiamata libro?
eppure il fatto che queste parole escano fuori, ed escano nell’iperspazio del web mi provoca un certo sorriso sornione. Vorrei sapere che cosa ne pensate di ste stronzate che scrivo, mi sembra una seduta di terapia continua.
Vi voglio già bene e non vi ho visto nemmeno, ma d’altronde come dice G.T.: a me basta sapere che esisti, il resto, è solo un mio rituale.

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